lunedì 27 marzo 2017

Recensione "Magari domani resto" di Lorenzo Marone

Buongiorno! Come ormai anche i muri sanno (non l'ho detto in giro, no no) questo blog è tra quelli designati a seguire il premio Bancarella (qui presentazione).
Dopo l'annuncio della sestina finalista (se non ve li ricordate qui c'è il post) ci siamo organizzati in modo da arrivare al giorno dell'annuncio del vincitore sapendo di più su questo premio e soprattutto leggendo i sei libri in concorso.
Oggi vi lascio il mio pensiero sul primo letto e se sono tutti così sarà durissima scegliere.

Vi ricordo inoltre che sui vari social i post relativi a questo evento avranno questo hastag: #bancarellablogger

Autore: Lorenzo Marone
Titolo: Magari domani resto
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 9 febbraio 2017
Pagine:315
Finalista premio Bancarella 2017

Trama:
Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord.
Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle.
Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. 
La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?



Siamo a Napoli, Quartieri Spagnoli. Io vivo qui. Il mio nome è Luce. E sono donna.
Questo è il terzo libro che leggo di questo autore e posso affermare questo: soffro dell'effetto Marone. Questa patologia è rappresentata sostanzialmente da tre sintomi:
1. non sapere più cosa leggere dopo, tutti i generi non vanno, il libro che capita parte sfortunato (io ne ho scelto uno che già non mi prendeva tanto prima);
2. sottolineare praticamente tutto il libro e avere quindi debiti con la cartoleria di fiducia per i post-it che segnano i passaggi importanti (ved.foto, ho iniziato già dalla primissima pagina);
3. immedesimarsi sempre e comunque, provare un livello di empatia altissimo, anche quando all'apparenza le cose in comune sono minime (sono piemontese, sposata con figli, nell'infanzia ho avuto entrambi i genitori presenti e mio fratello è tremendo, ma Luce spesso sono io!).
Mi è successo di nuovo, ormai sono preparata.
"La felicità è silenziosa, Luce, ricordalo. Se fai troppo casino, lei ti passa sulla testa e nemmeno la senti".
Luce ha superato i trenta, vive a Napoli nei Quartieri Spagnoli dove lavora come avvocato in uno studio specializzato in cause di truffe alle assicurazioni. E' appena stata mollata dal compagno, troppo spaventato dalle responsabilità e dalle abitudini però ci ha guadagnato un cane, Alleria, chiamato anche Cane Superiore, che riempie un vuoto affettivo che non immaginava neanche di avere. Ma sarà l'incontro con un bambino, Kevìn, che darà una scossa alla sua vita, che la farà riflettere su ciò che vuole veramente, su ciò che nella vita conta.
Ho sempre creduto alla favola (anche un po' dequalificante, a dirla tutta) che prima o poi nella mia vita sarebbe giunto n'omm, come diceva sempre mio padre, a farmi sentire davvero femmina, davvero realizzata. Invece è arrivato un bambino.
Rispetto ai due libri precedenti di Marone, ho notato un cambiamento. C'è molta più ironia e anche più divagazione. Ho sentito delle critiche su questo, personalmente non mi ha minimamente infastidita perché poi si tornava sempre sul pezzo. E il sarcasmo io lo apprezzo sempre. Ho trovato anzi questo libro più confidenziale.
Ho letto quindi il libro con un sogghigno perenne, Luce è un personaggio particolare che non si può non amare. Lei ha la cazzimma, è tosta, combattiva, orgogliosa e onesta, è una petite femme du sud, per citare il francesino. Siamo di fronte a una protagonista molto forte, descritta egregiamente, mi sembrava quasi di conoscerla. A volte nei suoi atteggiamenti ho visto me stessa o alcune amiche, ma come ho detto prima questa è una peculiarità dell'autore.
La vita è un continuo cambiare abitudini, amicizie, modi di fare e di pensare, ideali, amori, addirittura fede, tuttavia quando poi ti ritrovi per caso dinanzi a una vecchia abitudine, solo allora capisci quanto ti sia mancata, quanto ti abbia marchiato la pelle senza che tu te ne accorgessi. 
Anche i personaggi secondari sono caratterizzati benissimo, dal primo all'ultimo e rappresentano ogni categoria di persone con cui viviamo. Don Vittorio, il padre e Manuel (sì, ho un debole per lui) sono i miei preferiti ma tutti meritano molto. Pure qui quello che li contraddistingue è la veridicità, non sono estremizzati o assurdi ma in loro ho rivisto persone a me care (tanto per cambiare). Ad esempio la figura del padre di Luce è la descrizione di mio nonno, uguale uguale, con pregi e difetti.
La cosa che adoro è appunto che sono ben evidenziati anche i difetti, fanno parte del personaggio e dopo un po' non danno neanche fastidio, ma rendono più simpatica la figura.
"Va bene comunque nenné... bisogna avere il coraggio di mettere le mani nel fango, se vuoi trovare l'oro".
Non si può parlare di questa storia senza citare l'ambientazione. Napoli, e precisamente i Quartieri Spagnoli, sono parte integrante del libro, sono la base al quale è appoggiato. L'autore ha voluto far conoscere bene questi posti, anche grazie al dialetto, molto presente nel testo, per me persino troppo. Questo tipo di scrittura a me personalmente affatica, soprattutto all'inizio ho avuto difficoltà. Però rende l'idea perfettamente, mi sembrava di camminare mentre schizzechea, sentendo gli odori (sì, pure di fritto) e guardando il mare da lontano, senza poterlo raggiungere.

I temi che tratta sono molti. Ovviamente la famiglia, per questo autore ormai argomento indispensabile, e quanto un certo tipo di attenzione può fare la differenza, così come la mancanza. Ma anche quella che si può definire come famiglia, composta da vicini, amici, compagni.
Ma parla anche del groppo in gola che ti assale e al quale non sai, o non vuoi, dar nome; della voglia di maternità che arriva all'improvviso; del voler cambiare ma aver paura, del non voler scappare ma essere tentati di farlo; delle aspettative che si hanno nei confronti della vita e quelle invece che gli altri ripongono in te; della malinconia che ogni tanto si prova quando ci si accorge del tempo che passa; del bisogno di accettarsi per come si è.
"Mi stanno sulle palle quelli che credono di aver compreso come gira il mondo. Io non so se andare o restare, cosa sia meglio per me, e solo per me, di certo non credo che chi resti, chi tenti di aggiustare le cose, chi si fa il mazzo tutti i giorni per cambiare il proprio piccolo pezzettino di mondo sia meno coraggioso di chi manda tutto all'aria!".
Il libro è uno dei sei finalisti per il Premio Bancarella e devo dire che questa candidatura è meritatissima, ne consiglio la lettura veramente a tutti.

Questa storia, tanto per cambiare, mi ha fatto riflettere tantissimo, ho sorriso e mi sono commossa. Ho sentito anche io il groppo in gola, ma alla fine un pochino è sceso, fuochino.




Abbiamo deciso di fare anche una domanda agli autori della sestina, non proprio un'intervista perché siamo 9 blog e rischiamo di diventare eccessivi e ripetitivi.


Per questo libro la mia domanda è:

D.In questo libro la protagonista è Luce. Cosa ha significato per te cercare di entrare nel pensiero femminile? E' stato difficile?

R. Non è stato difficile, perché Luce, seppur donna, si porta dentro le stesse mancanze dei miei altri personaggi. È una donna che è stata costretta a costruirsi una corazza per far fronte alla vita e al contesto difficile nel quale è nata, ma dentro è piena di sole, alleria, positvità e "luce". E, poi, credo di avere una sensibilità femminile che mi ha aiutato in tal senso.



sabato 25 marzo 2017

Gruppo di lettura "Scarlet - Cronache Lunari" di Marissa Meyer - Capitoli 25-28

Ciao a tutti! Come ormai saprete bene, ultimamente è il periodo delle (ri)letture di gruppo. Una saga che seguo e amo alla follia è quella delle Cronache Lunari di Marissa Meyer. Abbiamo già sviluppato il primo libro, Cinder (presentazione qui, mia tappa qui), ora siamo passate a Scarlet, il secondo (la presentazione qui).

Abbiamo già letto:
- Cap. 1-4
- Cap. 5-8
- Cap. 9-12
- Cap. 13-16
- Cap. 17-20
- Cap. 21-24

Autrice: Marissa Meyer
Titolo: Scarlet
Editore: Mondadori (Chrysalide)
Data di pubblicazione: 30 aprile 2013
Pagine: 427
Serie: #2 Cronache Lunari

Trama:
Anno 126, Terza Era. Androidi e umani popolano le strade di Nuova Pechino, sotto lo sguardo implacabile degli abitanti della Luna. Cinder, giovane cyborg e legittima erede al trono lunare, evade dalla prigione in cui è stata rinchiusa per partire alla volta di Parigi, alla ricerca della donna che in passato l'ha nascosta dalla malvagia Regina Levana. Il suo destino si intreccia a quello di Scarlet, giovane contadina francese costretta ad abbandonare la sua fattoria per ritrovare la nonna, scomparsa senza lasciare traccia. Insieme, con l'aiuto dell'ambiguo Wolf, esperto di combattimenti clandestini, e dell'affascinante cadetto Carswell Thorne, Scarlet e Cinder scopriranno di dover combattere un nemico comune: la Regina Levana, pronta a scatenare la guerra per indurre il principe Kai a sposarla e affermare la supremazia dei Lunari sulla Terra. Vigilata da una luna ostile e minacciosa, Scarlet, moderna Cappuccetto Rosso, dovrà attraversare una città insidiosa come il profondo del bosco, e scoprire se dietro il conturbante Wolf si nasconde un alleato... o un predatore.

Premessa: Questo post contiene SPOILER!  Per me è impossibile fare un gruppo di lettura senza raccontare cosa succede quindi se non siete ancora arrivati a questo punto fate attenzione.


RIFLESSIONI CAPITOLI DAL 25 AL 28


Questa parte inizia con un sogno di Scarlet, un ricordo di quando era ragazza. Aveva spiato una conversazione fra la nonna e un uomo e aveva tratto conclusioni sbagliate. Con gli elementi ora in mano ha capito che stavano discutendo della principessa Selene.
— Non andare.
Il suo sguardo la bloccò nell’oscurità. I capelli arruffati, le cicatrici pallide, tracce di sonno nelle sue ciglia. Wolf si arrotolò un ricciolo di lei intorno a un dito.
— Non andare a cercare tua nonna.
Appena sveglia lo racconta subito a Wolf ma lui al posto di essere entusiasta sembra terrorizzato e mortificato. Lei non riesce a interpretare le sue emozioni ma sa che non si fermerà di fronte a niente pur di salvare la nonna.
Tutto ciò che importava era salvare sua nonna, e ci era così vicina. Così vicina.
Qui si inizia a capire qualcosa, almeno per noi lettori, e devo dire che fa sudare freddo. Cosa nasconde Wolf? Chi è veramente? Perché è disperato? E quando è bambina che si impunta Scarlet?

Scesi dal treno si inoltrano per le strade di Parigi e capiscono subito di essere seguiti da persone appartenenti alla gang di Wolf.
— Ho detto che ti avrei protetto ed è quello che farò. Non ha senso discuterne ancora.
— Non ho bisogno della tua protezione.
— Sì — disse lui, con le parole che si sovrapponevano alla musica elettronica che proveniva da un tabellone lì accanto. — Sì, ne hai.
Entrano nel covo, che è il teatro dell'Opera e Wolf si scusa appena prima di entrare. Non so voi, ma io fossi stata in lei un pelino di paura e qualche dubbio me li sarei fatti venire, ma lei no, è tosta caparbia e convinta di riuscire a salvare sia la nonna che lui e forse anche se stessa e il mondo intero!
Comunque entrano e abbiamo subito una sorpresa: vengono accolti da niente meno che un taumaturgo lunare!
La paura rimbalzò contro la gabbia toracica di Scarlet. Quello non era un costume. Era la materia stessa degli incubi o delle storie dell’orrore che venivano raccontate ai bambini per impedir loro di comportarsi male.
Un taumaturgo. Un taumaturgo lunare.
Come se le brutte notizie si chiamassero a vicenda, Scarlet riceve un mess in cui le comunicano l'avvenuta morte del padre. Ma niente di questo è minimamente paragonabile al colpo successivo: Wolf si prostra ai piedi del taumaturgo e gli consegna Scarlet, dopo averla disarmata!

Ecco, il tradimento di Wolf secondo me era nell'aria, capibile da vari indizi, ma la prima volta che l'ho letto, nonostante quindi me lo aspettassi, sono rimasta di sasso. Ma come! Wolf!? Tenero e duro, protettivo, dolce e spaesato, proprio lui non può far parte dei cattivi!
Per me questa è una rilettura, so come prosegue, ma fosse stata la prima volta fermarmi sarebbe stato decisamente difficile.

La mia tappa poi prosegue con un ulteriore capitolo avente come protagonista Kai, che viene contattato da quella str...a (e non è strega) di Adri che gli suggerisce di cercare Cinder tramite il chip identificativo di Peony. L'imperatore, che già ormai vive nella confusione più totale dettata dai sentimenti che continua a provare per Cinder, non sa a questo punto se augurarsi che la matrigna abbia ragione o meno.

Cosa ne pensate di questi capitoli? Io prediligo sempre Cinder, Scarlet sembra appunto una ragazzina viziata che si impunta, anche se un po' mi fa tenerezza, le crolla il mondo addosso tutto insieme. E il lupo traditore? La mia incredulità è stata massima.


Aspetto i vostri pareri


venerdì 24 marzo 2017

Recensione "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli

Autore: Roberto Gerilli
Titolo: Vietato leggere all’inferno
Editore: Speechless Books
Data di uscita: 10 ottobre
Pagine: 412

Trama:
Mi chiamo Amleto Orciani e sono un libromane. Ho trentacinque anni e mi faccio dall’età di dodici, quando la lettura era ancora legale. Ho iniziato per scherzo con L’isola del tesoro e non ho più smesso. 
Leggere è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l’ultima prima di andare a dormire. Sono talmente assuefatto da conoscere il significato di parole come paradosso, pennivendolo e opulenza. Insomma, uno sniffa-inchiostro senza speranza. 
Vivo vicino ad Ancona, lavoro come inserviente in un discount di bricolage e arrotondo spacciando romanzi alla gente della zona. La mia vita non è un granché, ma mi ci trovo. Il problema è che vorrei avere più soldi, per questo accetto di aiutare Eleonora. 
La ragazza è brava, ma così folle da voler cambiare il mondo dell’editoria da sola. Per seguirla mi tocca coinvolgere amici discutibili e incontrare gente che preferirebbe vedermi morto (il Bibliotecario ti dice niente?). Meno male che ho dalla mia Caterina, una camgirl con un secondo lavoro ancora meno presentabile del primo, però non sono sicuro mi possa salvare il culo, stavolta. Se ne esco vivo, giuro che smetto di leggere. Forse. 
Vietato leggere all’inferno racconta la mia storia. Non insegna qualcosa che vale la pena conoscere, non ci sono buoni sentimenti o altre cazzate ma per sballarsi con gli amici è perfetto. Provalo, e fammi sapere se funziona.


Mi chiamo Chiara e sono una libromane, una sniffa-inchiostro. E se vivessi una realtà come quella descritta in questo libro sarei fuorilegge.

E' un distopico, ma non aspettatevi (come erroneamente ho fatto io) una cosa alla Hunger Games. Siamo ad Ancona ai giorni nostri e la realtà è uguale alla nostra se non per il semplice fatto che leggere è illegale, una droga, e chi lo fa è considerato un tossico. Gli editori sono i nuovi spacciatori e se osi parlare un pochino più forbito sei guardato male e discriminato.


Studio tutti i programmi trash che vanno di moda e annoto ciò che può tornare utile per la chemioterapia mediatica a cui mi sottopongo. Un trattamento auto-inflitto per nascondere il cancro letterario che mi perseguita. 
Il protagonista, Amleto, viene contattato da Eleonora che vuole scrivere e distribuire un libro, ma non uno qualunque: quello che cambierà le cose, che porterà di nuovo l'editoria all'eccellenza, basata sui gusti dei lettori e non sui guadagni. Progetto utopico e pericoloso che porterà molte conseguenze.
Sono stanco di tutto questo, o forse solo di me stesso che mi riempio la bocca di belle parole e poi le ingoio trasformandole nell'ennesimo cumulo di merda che caratterizza la mia esistenza.
Il libro è scritto in prima persona e il protagonista parla direttamente al lettore. Il punto di forza è proprio Amleto. Lui è un anti-eroe, è egoista, immaturo, menefreghista, dalla battuta facile. L'ho adorato dalle prime righe, ho un debole per i personaggi imperfetti, soprattutto quando nel corso della storia maturano come lui, mantenendo però le caratteristiche proprie.
Portare a termine certe trattative è come fare l'inventario in un sexy shop, ci sono sempre cazzi che ti dimentichi di considerare.
Altra cosa particolare e da tenere presente è lo stile dell'autore: è sarcasmo puro. Io adoro l'ironia nella scrittura anche se spesso è eccessiva e mira a voler far ridere a tutti i costi. Qui è esagerata ma è proprio una caratteristica intrinseca. E fa ridere, o meglio sogghignare. Per tutta la lettura ho avuto quel mezzo sorriso stampato in faccia.
L'unico modo per sopportare la merda che ci piove addosso ogni giorno è ridere. Spegnere il cervello, liberare l'immaginazione e seguirla ovunque essa voglia condurci. Anche se si tratta di Pornoland. Chissà se siete d'ccordo. Io, intanto, rido.
All'inizio sono rimasta spiazzata. Come vi dicevo prima credevo di trovarmi di fronte a un distopico
"classico" e questo mi sembrava un manifesto contro l'editoria di oggi. In un certo senso lo è, ma la storia del romanzo c'è e regge bene. Ho apprezzato il fatto che non fosse solo una battuta sagace dietro l'altra per sparlare di tutto, dai lettori ai generi, ma che ci fosse proprio una struttura alla base, pure solida.

La trama quindi è incalzante e c'è molta suspense. Devo ammettere che il colpo di scena più grande l'avevo capito abbastanza presto, ma mi ha tenuta sulle pagine lo stesso. Il finale mi è piaciuto come conclusione anche se per me è stato un po' esagerato e veloce.
Leggere non serve solo a migliorare la propria cultura. Chissenefrega di quella. Non è fondamentale. Leggere serve a osservare in modo diverso le persone, le situazioni e il mondo che ci circonda. Niente è più sprecato di una mente ottusa, e senza lettura l'idiozia sta diventando l'unica possibilità.
In conclusione è un libro divertente che fa pensare, con molta adrenalina e personaggi simpatici e ben caratterizzati, lo consiglio proprio e ringrazio la casa editrice che me l'ha proposto e chiedo scusa per il ritardo nella lettura.

Come rimando al libro: la versione digitale è gratis, io ne approfitterei.
La mia assuefazione suggerisce: ineccepibile e mirabile.



giovedì 23 marzo 2017

Lettura di gruppo "Black Friars - L'ordine della Chiave" di Virginia De Winter - Capitoli 26-30

E' giovedì che bello! Questo di solito è il motto con cui mi sveglio in questo giorno settimanale che ormai per me coincide con la tappa Black Friars.


Come procede la lettura? Siete sopravvissuti? Io devo continuamente ricordarmi come si evolve poi la loro storia, altrimenti la sofferenza è troppa. 

Autrice: Virginia De Winter
Titolo: Black Friars. L'ordine della Chiave
Editore: Fazi Editore (Lain)
Data di pubblicazione: 14 luglio 2011
Pagine: 454

Trama:
Avventura, cappa e spada; una storia d'amore passionale e tempestosa; storie di spiriti e demoni, vicende di antiche famiglie regnanti, giovani principi e figli di re; atmosfere medievali, ancestrali e cupe. Ma anche storie vere, sotto il velo nero della narrazione. Uno scenario intriso di suggestioni che riecheggiano fra i vicoli di una città affollata di esseri pericolosi e irresistibili, per i quali l’autrice si è ispirata ai fatti e ai luoghi dell’Italia dai suoi albori al mondo contemporaneo. Una società inquietante, rischiarata dalla luce flebile delle candele, dove imperversano sette e confraternite che contaminano l'aria con il loro influsso malefico. Questo il mondo che Eloise Weiss si trovava ad affrontare ne L'ordine della spada: ma dov'è che tutto ha inizio? Axel Vandemberg, giovane erede al trono di Aldenor, non è altro che una matricola il cui sogno è diventare un giorno Duca dell'Ordine della Chiave, conquistando prestigio e rispetto. Ma la carica è ricoperta da Rafael Valance, sul quale all'improvviso ricadono i sospetti per l'omicidio della fidanzata Emelyn. Il primo assassinio di una lunga serie. Storie dell’orrore prima di andare a dormire. Storie che si raccontano ai bambini, storie malvagie con un fondo di verità. Virginia de Winter riporta in vita il lato oscuro delle favole, la loro grottesca bellezza e l’ancestrale terrore che sono capaci di suscitare.

Premessa: Questo post contiene SPOILER! Non posso non raccontare cosa succede quindi se non siete ancora arrivati a questo punto fate attenzione.

Recap Capitoli 1-5
Recap Capitoli 6-10
Recap Capitoli 11-15
Recap Capitoli 16-20
Recap Capitoli 21-25

Commento ai capitoli da 26 a 30

Prendiamo fiato. Axel finalmente capisce di essere stato morso da Belladore e chiede aiuto (era ora!) a padre Thorne, proprio quell'esorcista che compare anche nella Spada, chiamato per la sua professione Il Prete del Diavolo.
"Ho bisogno di voi", disse. "Devo uccidere un vampiro".
Il prete lo aiuta ad allenarsi, insegnandogli le varie tecniche con l'aiuto del redivivo Damian Assange e gli impone anche un marchio che rende in parte immune al potere esercitato dai vampiri. Forse grazie a questo riesce finalmente a parlarne con Bryce , Ross, Stephen e persino Gilbert che lo sostengono e gli offrono aiuto.
Lascia il collegio per la residenza di Aldenor, sia per avere libertà di movimento per allenarsi con Thorne, sia perché Eloise ora è una matricola e averla così vicina senza poterle stare accanto è difficile.
Sarebbe potuto morire di dolore soltanto sentendo la sua voce all'improvviso.    [...]    Averla così vicina - dieci passi e milioni di pensieri - bastava a smarrire ancora una volta il senso della realtà, lacerandolo tra ricordi e perdita.   
Axel ne parla anche con Rafel Valance, oltre a rivelargli di aver capito tutto, e lui gli conferma che è sua opinione attribuire a Belladore gli omicidi che stanno imperversando nella Vecchia Capitale.
Mentre è con Thorne e Stephen nella strada dei giocattolai accade l'ineludibile: vede Eloise, che avendo un terrore profondo per le bambole ha avuto uno svenimento.
Ed era ormai inevitabile che si incontrassero, si disse. Come il silenzio assordante che precede il tuono. Dopo, poteva esserci solo tempesta.
Riesce a non farsi vedere mentre la soccorre, ma con l'ausilio di Stephen che veglia su di lei la sorprende in giro di sera all'elisir del Diavolo, dove le fa una sfuriata perché preoccupato per la sua incolumità. Lei la vive invece solo come l'ennesima intrusione e prepotenza.
Il gruppo di cinque ragazzi (ricorda qualcosa vero?) intanto grazie a un'incursione nel negozio di bambole e a una chiacchierata con un frate nero, riesce a collegare i vari fatti con uno spauracchio per bambini. Una sorta di monito, raccontata come fiaba, sulla pericolosità di guardarsi sempre allo specchio.
Ma se già la sofferenza non fosse abbastanza ecco che arriva la batosta.
"Belladore de Lanchale distrugge ciò che non può possedere. Ha infangato i tuoi sentimenti nell'unico modo che conosceva. Separarti da quella ragazza non le bastava, ma, del resto, ha una mente troppo crudele per accontentarsi di una cosa talmente semplice"
La terribile rediviva è riuscita a iniettare del veleno a Eloise e comunica ad Axel, tramite l'ambiguo
segretario Alexis, che se la ragazza le consegnerà un biglietto allora le verrà somministrato l'antidoto, altrimenti morirà. La missiva è la lettera che Axel ha scritto a quella che credeva Eloise, professandole il suo amore e la sua voglia di averla ancora.
"E' finita, Bryce. Conosco Eloise. Nessuno la conosce meglio di me", sussurrò con voce rotta. "Non mi perdonerà mai".
Ed ecco la disperazione, la scena secondo me più intensa e devastante del libro, profonda e disperata. Axel capisce che non potrà mai ottenere redenzione e si abbandona al dolore. Bryce lo trova mentre lui libera i suoi amati uccellini dalle gabbie, metafora della sua speranza andata via.
Axel era inginocchiato sul pavimento, il capo chino in avanti, e gli sembrò abbastanza calmo. Poi due anomalie lo colpirono con la forza di un fendente vibrato in mezzo alle spalle: le grandi voliere erano spalancate e deserte, il canto degli uccellini di Axel scomparso. [...]  "Mi odierà per sempre".
Questa tappa è stata di nuovo un calvario anche perché alla speranza iniziale data dall'aiuto di Padre Thorne e degli amici, è susseguita la devastazione più totale, l'assenza di speranza. Leggerlo per me, neanche a dirlo, è stato difficile, davvero ho dovuto ricordarmi come prosegue poi e farlo praticamente ogni paragrafo.
Una cosa che in questi capitoli ho  notato sono i continui riferimenti agli altri libri, piccole cose messe lì che essendo per me questa una rilettura, mi hanno acceso la classica lampadina. 
Molti indizi sulla risoluzione del mistero, ma ancora tante domande.
E niente, più leggo questa saga e più me ne innamoro e davvero amerei leggerne pezzi nuovi, magari spin-off sui personaggi secondari.
Intanto vi aspetto sul blog di Alice giovedì prossimo per l'ultima tappa.


Vi lascio il calendario e vi invito se non ci siete ancora a iscrivervi al gruppo aperto di facebook dove parliamo e ci sfoghiamo insieme. 


Giovedì 16 febbraio • Capitoli 1-5 • Blog New Adult Italia
Giovedì 23 febbraio • Capitoli 6-10 • Blog La lettrice sulle nuvole
Giovedì 2 Marzo • Capitolo 11-15 • Blog New Adult Italia
Giovedì 9 Marzo • Capitolo 16-20 • Blog La lettrice sulle nuvole
Giovedì 16 Marzo • Capitoli 21-25 • Blog New Adult Italia
Giovedì 23 Marzo • Capitoli 26-30 • Blog La lettrice sulle nuvole


Giovedì 30 Marzo • Capitoli 31-35 • Blog New Adult Italia




mercoledì 22 marzo 2017

Blog tour "Neve come cenere" di Sara Raasch - Tappa #3 Recensione

Buongiorno! Oggi vi lascio la mia tappa di questo Blog Tour per il libro di Sara Raasch, primo di una serie che era molto attesa e, adesso che l'ho letto, capisco il perché.



Oggi vi lascio la mia opinione.

Autrice: Sara Raasch
Titolo: Neve come cenere
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2017
Numero di pagine: 336
Serie: #1 Snow like ashes

Trama:
Da sedici anni i cittadini del Regno d'Inverno sono stati fatti schiavi, privati della loro magia e del loro re. L'unica speranza per il popolo di Inverno risiede negli otto fuggitivi che sono riusciti a scappare e sopravvivere fuori dai confini, in attesa che giunga il momento del riscatto.
Rimasta orfana durante la sconfitta di Inverno, Meira è stata allevata da Sire e ha vissuto tutta la vita come profuga. Sogna di diventare una guerriera e far risorgere Inverno, ma il suo cuore batte anche per Mather, il suo migliore amico nonché erede al trono.
Quando gli esploratori scoprono dove è nascosto il medaglione magico in grado di ridare i poteri a Inverno, Meira decide che è giunto il momento di fare sul serio. Finirà coinvolta in un gioco pericoloso forse troppo spietato per lei. E soprattutto dovrà rendersi conto che il suo destino non le è mai realmente appartenuto.

Sarò anche sola, la pietra non sarà magica ma io non solo debole.
Meira, originaria di Inverno, è un'esule. Ha vissuto tutta la sua vita così, perché quando era ancora in fasce Primavera, il regno confinante il suo, ha invaso la sua terra e distrutto tutto, deportando chi non è morto e trasformandoli tutti in schiavi. A questo destino tremendo sono scampati solo in 25 inverniani capitanati da William, detto Sire. Tra di loro l'unico altro bambino scampato è Mather, l'erede al trono di Inverno.
Siamo tutti così, troppo duri per ciò che dovremmo essere.
Dovremmo essere una famiglia, non soldati. Ma ciò che ci lega davvero gli uni agli altri sono storie, ricordi e spasimi di quel che dovrebbe essere.
L'inizio del libro è complicato, l'autrice deve introdurre un mondo completamente nuovo, basato sulla magia dei retaggi e non è semplice. Però è narrato in prima persona da parte di Meira, che è un tipetto di tutto rispetto, ma è comunque una ragazza di sedici anni, quindi in breve si entra nel vivo della storia con semplicità.
Questo mondo, Primoria, è suddiviso in otto regni. Quattro Regni delle Stagioni e quattro Regni del Ritmo. In ognuno di essi c'è della magia, convogliata in oggetti, i retaggi. Solo il governante del regno può "accendere" la magia del retaggio e quattro sono in linea femminile e quattro invece maschile, tutti su base ereditaria.
Tra i Regni delle Stagioni, da qualche parte, si trovaun’enorme sfera di magia pulsante. Un tempo, in un luogo imprecisato sui monti Klaryn, c’era la via di accesso alla sfera. Solo i territori dei quattro Regni delle Stagioni subiscono l’influenza dell’abisso − che si manifesta nella consistenza e nella particolarità dei loro ambienti −, ma non c’è re o regina, a Primoria, nei Regni del Ritmo o delle Stagioni, che non possieda una porzione di quella magia nel proprio retaggio e non possa usarla per venire in aiuto del proprio regno. I quattro Regni del Ritmo ci detestano perché non abbiamo altro, la magia risiede in oggetti come un pugnale, una collana o un anello. Ci detestano per aver permesso che la via d’accesso andasse perduta con il passare degli anni, sotto le valanghe, nei meandri della memoria… ci detestano perché viviamo sopra la magia e non abbiamo intenzione di fare a pezzi il nostro regno scavando per cercarla.
Quindi sedici anni prima il regno di Primavera ha distrutto Inverno, spezzando il suo retaggio, un medaglione, e ha reso schiavo il suo popolo, impedendo a tutti di accedervi. Gli esuli hanno cercato aiuto in tutti i regni , ma non ne hanno ottenuto da nessuno. I venticinque scampati quindi cercano da allora di recuperare i due pezzi del monile per riuscire in qualche modo a risvegliarne la magia, anche se l'unico rimasto vivo della famiglia reale è un ragazzo e Inverno ha ovviamente la linea di discendenza femminile.
Lo so, è complicato, ma una volta inquadrato la suddivisione di Primoria e della sua magia diventa tutto molto capibile, anche la parte più politica.
E ora, finalmente, me ne vado a fare quello che ho
sempre voluto: dare il mio contributo al mio regno.
La nostra Meira vive quindi in un contesto particolare. Perennemente in fuga, braccati da Primavera, sempre alla ricerca dei pezzi del retaggio, senza una famiglia tradizionale, ma solo quella composta da chi condivide il suo destino. Sire le ha fatto da padre, ma non ha potuto coccolarla né confortarla. Ha dovuto prepararla e renderla sempre pronta a qualsiasi evenienza. Non ha avuto quindi un'infanzia facile, ma è stata felice, soprattutto per merito di Mather.
I due hanno vissuto in simbiosi sempre, come fratelli, anche se ultimamente l'affetto che li lega è di natura diversa, dopotutto entrambi hanno sedici anni! E da sempre Sire li redarguisce sul pericolo di affezionarsi troppo, hanno un destino diverso, un'estrazione sociale differente.
Sembro l’incarnazione di una tormenta di neve, a ricordare, con il mio biancore vibrante, che non tutti gli Inverniani sono ridotti in schiavitù. Alcuni di noi sono ancora vivi. Alcuni di noi sono ancora liberi.
E ad alcuni manca solo metà del medaglione per riprendersi il loro regno.
La cosa che contraddistingue Meira comunque è la sua voglia di dimostrare che anche lei vale, il bisogno di essere considerata degna. Lei vuole essere una guerriera, non vuole essere relegata a mansioni tipicamente femminili, ha bisogno di dare prova del suo valore.
Ma Sire per lei ha altri progetti, che la porteranno nel regno di Cordell dove farà la sua comparsa Theron, il principe ereditario.
Non vi racconto altro della trama, una volta inquadrate le basi è bello scoprirla man mano.
E' comunque un fantasy, la magia è alla base di tutto quanto ed è molto presente. Però secondo me rientra nella categoria degli epic fantasy. C'è battaglia, onore, regni e regnanti, ricerca spasmodica del potere, coraggio, dedizione.
"Noi siamo inverno!"
Ma c'è anche la storia d'amore, ovviamente tormentata e molto soft. Anche se spesso si accenna alle emozioni provate dalla nostra protagonista, come qualunque adolescente che si rispetti, viene comunque messa in secondo piano e questo in realtà per questo genere è un bene.

I personaggi sono tutti caratterizzati benissimo, anche i secondari. Ho avuto un debole per Sire, mi ha ricordato tantissimo Mazza Chiodata (The queen of the Tearling), ma tutti sono degni di nota, anche i cattivi. Forse un pochino stereotipati ma in questa storia ci sta meravigliosamente.
Forse sono davvero un animale in fuga e forse fanno bene a guardarmi tremanti. Sono così, no? Un’orfana selvatica, imprevedibile, inutile. Non vorrei odiarli tanto, non vorrei dare la colpa a loro, ma è così. E l’odio e la colpa mi fanno bruciare il petto al punto da credere che potrei ridurmi in
cenere a cominciare dall’interno.

Lo stile dell'autrice, dopo lo smarrimento iniziale, è molto semplice e fluido, in più ha una cosa che adoro: l'ironia. Meira è sarcasmo allo stato puro e questo permette di sorridere e tirare il fiato, anche in momenti più intensi.
Che mi è piaciuto tanto l'avrete capito, non ho dato il voto massimo per due motivi: l'inizio è troppo pieno di informazioni da memorizzare, capibile ma spiazzante e poi alcune cose della trama erano prevedibili. Anche se però sono stata combattuta se dare il massimo, mi ha veramente conquistata!
Questo è il primo di una serie, ma (grazie Sara!) non lascia in sospeso, ha una sua fine. 

Ho scritto un poema, ma cose da dire ce ne sono, e ce ne sarebbero ancora, tantissime, spero di non avervi annoiato.
Non vedo l'ora davvero che arrivino gli altri, per tornare a Primoria in compagnia di Meira e della magia.

Cosa ne dite? Vi ho incuriosito? 


Vi aspetto per le altre tappe di questo Blog Tour